Il gufo e il gabbiano
Il gufo e il gabbianoAA. VV.
Il gufo e il gabbiano
Mille anni di storie di mare, Edizioni El

Al tempo in cui gli animali dominavano incontrastati sulla terra, un gufo e un gabbiano erano i migliori amici al mondo.
Vivevano vicino al mare e non mancava loro niente: né il cibo, che trovavano in abbondanza, né il sole, né la compagnia del vento, che era sempre dolce e tiepido.
Eppure, i due amici si annoiavano a morte. Li si vedeva tutto il giorno andare su e giù per la spiaggia, aspettando disperatamente che succedesse qualcosa. Ma non accadeva mai niente. E i due animali facevano spallucce, sospirando.
Un giorno il gufo si lamentò ad alta voce, triste e sconsolato:
- Così non possiamo andare avanti. Se non troviamo qualcosa da fare, moriremo di noia. - Ho un’idea, - ribatté il gabbiano. – Perché non mettiamo su un piccolo commercio?
Potremmo viaggiare!
Il gufo fece un salto di gioia ma ripiombò subito con un tonfo. Sì, l’idea era buona, ma c’era una difficoltà.
- Non ho neanche un soldo, da parte, amico mio. E questo sì che è un bel problema.
- Perché mai? Io ho qualche sacco d’oro nascosto in fondo a una grotta. Dividiamocelo, socio!
Un po’ d’amicizia è molto oro: non è l’inizio della felicità?
Il gufo saltò al collo del gabbiano e, nel tempo che un’onda impiega per frangersi a riva, i due volatili avevano già acquistato un vascello e l’avevano riempito di spezie, frutta e pietre preziose. Certo, si erano indebitati un po’. Ma che importava! Sarebbero tornati stracarichi. In breve tempo, emozionatissimi, presero il largo. All’avventura…!
Ma, ahimè, a metà strada una tempesta indiavolata si abbatté sulla barca, riducendola in mille pezzi assieme al carico, e i due uccelli ebbero appena il tempo di mettersi in salvo volando fino alla costa. Ormai restavano loro solo gli occhi per piangere. E la folla dei creditori, che erano venuti a sapere del naufragio, stava già piombandogli addosso come uno stormo di rapaci.
Il gufo si rintanò nel tronco di un albero morto e non osò più uscirne, eccetto che di notte. Ancora oggi lo si vede talvolta svolazzare nell’oscurità. Con i suoi tristi occhioni gialli, del colore del suo oro perduto.
Quanto al gabbiano, inguaribile ottimista, da allora ha cominciato a planare di qua e di là, su e giù per l’oceano, senza sosta, convinto – povero sciocco – che un giorno i flutti gli restituiranno i tesori colati a picco.
I due compari non si rividero mai più. Forse amicizia e noia non vanno d’amore e d’accordo.
 


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