Cosa vuol dire? Quante volte, durante un soggiorno sulla nostra spiaggia, un turista si sarà posto questa domanda all’ascolto di una parola insolita o inusitata? E dove trovare la risposta? In un dizionario, in un glossario o ancor meglio domandare al proprio albergatore o bagnino? E se questo non conosce la risposta?
Quì elencheremo alcuni termini spesso dialettali dei quali molti turisti non conoscono il significato
Albana
E’ il vitigno più antico, assieme al trebbiano, di tutta la Romagna. La sua prima descrizione viene fatta da Piero De Crescenzi nel 1233….si chiama albana.
Arzdora
La reggitrice: “colei alla quale sono affidati precisi compiti nel governo della casa”. Il termine come si potrà capire, nom è italianizzabile e l’azdora è sempre stata un personaggio chiave di tutte le civiltà contadine. Era vestita di nero, con un fazzoletto nero in testa e un grembiule (il zinale) pure nero, allacciato alla cintura con due grandi fiocchi che penzolavano sotto il sedere.
Brodetto
Secondo l’Artusi “intingolo di pesce alla marinara, specialità delle coste adriatiche” Se osserviamo che “intingolo” deriva da intingere si capisce come fin dal 1926, anno in cui a Rimini venne attestata la parola brodettus, intingere il pane secco nel sugo del brodetto, o trovarselo (il pane) già intinto sul fondo della scodella. Le variazioni della sua preparazione sono infinite dipendenti dalle tipologie di pesci, dalle stagioni, dalle località; l’Accademia Nazionale del Brodetto ne ha censite quasi duecento, almeno così si dice. Dalle nostre parti il raffinato esclude però ogni sorta di pesce turchino e la canocchia.
Cannello
“Piccila conchiglia a forma cilindrica” “Vive - ci avverte il Quondamatteo - in posizione verticale nella sabbia, ed è velocissimo nel dileguarsi, con il principio del sifone che lo risucchia a discreta profondità. E’ ottimo sulla graticola, avendo prima estratto (facendolo bollire) il “tubo” che lo compone, naturalmente con un poco di pane grattugiato, sale, pepe e prezzemolo.
Canocchia
“Piccolo crostaceo marino commestibile a forma allungata e un pò appiattita con due arti terminanti in una chela spinosa” “Lessata, sgusciata e condita con olio, sale, pepe e prezzemolo fresco, è gustosissima e va giustamente di moda.
Capanno
In spiaggia ci sono i capanni, di legno e amovibili, perpendicolari alla linea della costa, una volta; di cemento e anche paralleli, oggi. E’ chiaro che il nome deriva da “capanna”, a sua volta originato dal latino capère cioè contenere. E infatti contengono di tutto, giocattoli, costumi, asciugamani; mentre il loro utilizzo per spogliarsi o vestirsi è in leggero disuso.
Cappelletti
“Sorta di minestra di paste, che anche si riempie di carne battuta di pollo. Così detti dalla forma. Una volta però si facevano rigorosamente senza carne. I cappelletti dovevano per forza avere fine gloriosa affogando in un buon brodo misto di carne di manzo e di cappone e mai si sarebbe accettato di mangiarli asciutti, magari con un sugo di rgù! Anzi dovevano essere cotti al dente e lasciati riposare un pò nella pentola per “prendere” il brodo e fornire ai commensali una silenziosa delizia.
Cassone o Cascione
E’ una piccola cassa, nel senso di deposito (cassone da biada) quasi cassaforte con la piada, ripiegata su se stessa, che funge da contenitore o da portafoglie l’insalat o le erbe di campagna cotte (le migliori le rosole, la pianta cioè del papavero rosso), distese all’nterno. Il tutto messo sul testo e portato a cottura.
Ciambella
Cibo di farina intriso con uova, zucchero, e burro, ridotto in forme allungate e schiacciate come un lungo filone di pane; questa forma è la più adatta per un paese di mare, visto il significato originario della parola che deriva dal latino cymbula e cioè barchetta. Ottima da imbevere nel vino, specie nell’Albana dolce, e specie se secca.
Cima
Estremità, come dice la parola stessa, di una fune, e, talvolta, per estensione, la fune stessa purchè sottile.
Cocale
Il gabbiano in dialetto (non solo romagnolo) si chiama cuchèl. Il nome è un accrescitivo di “gabbia” anche se è uno dei pochi uccelli, come forse tutti gli acquatici, che non si vede mai in gabbia, mentre invece in una cesta di vimini, a forma appunto di gabbia, ci stava una specie di altro iccello di vedetta e cioè il “gabbiere”.
Colonia
Agli inizi del Novecento sorsero sulle nostre coste, in abbondanza, gli Ospizi marini per accogliere i bambini delle città ammalati di scrofolosi; la loro struttura architettonica era severa, nettamente ospedaliera, ed erano eretti sul mare, ma in zone distanti dai centri abitati. Fu quello il periodo in cui furono iniziati ai bagni di mare anche i bravi borghesi emiliani e lombardi. Nei giornali dell’epoca si parlava di “Colonia dei bagnanti” anche loro isolati dagli indigeni.
Cozze
Mitili, peoci, datteri, muscoli, dòbc in romagnolo: i nomi sono tanti, ognuno (o quasi) per regione bagnata dal mare. I modi di cucinarli: bolliti, impanati e fritti, allo spiedo.
Formaggio Squacquarone
Panzini lo definisce “specie di formaggio molle che fanno i contadini di Romagna l’inverno” Deriva da squacquerare, risata larga, ma aver anche la diarrea, perchè molle, semiliquido, informe. Una volta veniva ceduto nei mercati, presentato su foglie di cavolo. Con la piada ripiegata a mò di cassone è una vera leccornia!
Furiano - Garbino
I due venti predominanti della nostra costa. Il Furiano, umido e fresco, molto veloce (il suo nome deriva da furia) spinge da nord-est, dunque viene dal mare ed è responsabile delle mareggiate più imponenti. Il Furiano porta bel tempo, mentre l’influenza del Garbino sulla metereologia è più complessa.
Il Garbino è un vento caldo, al contrario del libeccio dal quale deriva, ma attraversando gli appennini le masse d’aria prima si innalzano per superare le montagne poi si scaraventano verso terra, sul versante adriatico e, come tutti sanno, il gas compresso si riscalda.
Greco
Vento del Nord-Est per tutto il nord d’italia; il nome (Grecale) ne farebbe derivare l’origine dalla Grecia, appunto, ma per la sola Italia meridionale.
Levante - Ponente
Dove si leva (Est) e dove si pone (Ovest) il sole. Facendo riferimento a Riccione, levante è vers Catolga (verso Cattolica) e ponente è vers Remne (verso Rimini). Queste erano le dizioni normalmente usate per indicare i punti cardinali i quali venivano poi traslati di qualche decina di gradi in quanto “vers Remne” indicava anche il nord, e “vers Catolga” il sud.
Mistrà
Liquore ottenuto dalla macerazione in alcool o acquavite della Pimpinella Anisum. Il nome Mistrà è sicuramentte di origine veneziana e deriva dal nome, Mystràs o Misitra, di una fiorente cittadina medioevale che sovrasta Sparta, conquistata nel 1460 dai turchi e poi nel 1687 dai veneziani che ne importarono così uso e nome. E’ stato il correttivo classico di tutte le miscele di finto caffè, preparato con la cucuma(orzo, miscela vecchina, ghiande) bevute nelle case romagnole. Si diceva che i contadini lo fabbricassero in casa con il finocchio selvatico..
Moscone
Chi non sa che in Adriatico il pattìno si chiama moscone? Secondo Quondamatteo ” è un’imbarcazione a remi con due galleggianti che consente un mirabile esercizio con tutti i muscoli; a rispettosa distanza dalla spiaggia, serve anche per fare l’amore”.
Fare il “moscone” era attribuito ” ai galanti impromti” : a coloro, cioè, che comportandosi da “mosconi che ronzano”, coniugano la galanteria con l’improntitudine.
Pagadebit
“Vino da pasto di colore paglierino, madiamente alcolico, neutro”. Così Viene descritto nei trattati enologici. “La sua origine non è nota: tale nome sembra possa trovare una giustificazione nella notevole e costante produttività. Nel bertinorese, un tempo, si facevano vigneti misti di “Albana gentile” e “Pagadebit” allo scopo di compensare la mancata produzione dell’ “Albana” nelle annate sfavorevoli; in tali annate serviva a pagare i debiti che, secondo la tradizione si erano dovuti contrarre per le spese colturali del vigneto.
Paiolo
L’insieme delle tavole che coprono la santina e costituiscono il pavimento della stiva. In origine era la paglia battuta e distesa (chi non ricorda il termine “paglione”?) in quanto il pavimento della stiva era solitamente coperto di paglia.
Passatelli
“Specie di minestra romagnola (intriso di uovo, pane grattato, formaggio, spezie, passato, cioè compresso, da una lamina forata per cui escono come dei budelli che si cuociono e si restringono nel brodo”. Da non dimenticare che si preparano con l’apposito ferro da passatelli, schiacciando la pasta verso il basso e facendo crescere il passatello pia piano verso il viso della schiacciante e non, orrore!, con lo schiacciapatate, sorta di estrusore domestico che schiaccia verso il basso e fa cader i pseudopassatelli sulla tavola.
Piada
La pièda, schiacciata sottile di pane azimo cotta sul testo: farina e acqua nella versione più povera, simile alla borgutta africana e uguale alla focaccia afgana. E’ il segno distintivo della nostra regiore anche se vi sono notevoli differenze fra quelle preparate a sud del Marecchia e quelle a nord. Non si chieda mai a un riccionese l’apprezzamento sulla piada di Santarcangelo o di Cesenatico (più spessa e meno croccante) e men che mai il contrario: si otterrebbero giudizi se non negativi, dubbiosi, tutti concordi comunque a rigettare le piade confezionate vendute negli Autogrill o nei supermercati delle città. Per apprezzare la piada bisogna vederla cucinare. I gesti teneri e affettuosi: lo slargare la piada magari tirandola con il matterello ai bordi per farle assumere la forma rotonda: quella della luna piena, del sole, delle coffe piatte, le ceste dei pescatori, di cui erano pieni gli occhi dei contadini e dei marinai che la usavano come supporto commestibile per qualsiasi cibo.
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