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Lezione di dialetto romagnolo …
Let’s speak Riccionese!

domenica, 6 giugno 2010

L’anno scorso vi avevamo proposto alcuni termini dialettali romagnoli per districarvi agilmente nel linguaggio riccionese … Anche per quest’estate vi segnaliamo qualche parola che potrebbe esservi utile tra ristoranti e stabilimenti balneari della Riviera…

Lumachini
Sono tra le specie del genere Neverita (la Josephinia, la Millepunctata, la Hebraea) a cui si aggiunge stesso il Garagollo (Aporrhais Pes Pelecani) quella conchiglia che termina con tre prolungamenti digitiformi appuntati alle estremità, a forma, appunto, di piede di pellicano. Vanno mangiato con lo spillo o con lo stuzzicadenti per estrarne l’animale, mentre il garagollo va “scornato”, per rompere la parte inferiore e poter tranquillamente aspirare e succhiare la carne.

Morgantone/morgantona
In dialetto murganton signofica moccioso, e l’aggettivazione non si applica solo ai bambini quando hanno il moccio al naso, ma anche agli adulti quando sono grandi, grossi e  sciocchi.

Amore
In Romagna “i signori e le gentildonne fanno l’amore, i purèt i chèrga” (Quondamatteo). Di quì il termine cargadòr;  un che chèrga una masa è perciò un amatore, un dongiovanni che bada più alla quantità che alla qualità.

Pataca
Parola chiave del parlare romagnolo, perchè pataca, nel nostro dialetto, è termine complesso e ricco di sfumature…1° patacca come moneta falsa o di poco valore, come medaglia, distintivo, decorazione, piastra, stemma, scudetto, vecchio e grosso orologio da tasca, oggetto di anticuariato di dubbia autenticità.
patacca come macchia sugli oggetti e soprattutto sugli abiti, quasi come loro ironica decorazione.

patacca per definire persone inette, sciocche, buone a nulla, credulone, tre volte buone, oppure, come si dice con una felice espressione forse veneto-friulana, “imbranate”. Modi di dire locali: nu fa e’pataca (non fare il pataca), t’sì è ste un gran pataca ( sei stato un gran pataca), lasà andè difè’è pataca (smetti di fare il pataca), è sarà pòc paraca? (sarà poco pataca?


Invornito
Una parola dialettale romagnola fra le più belle e le più usate, oltre “pataca” è appunto “invurnìd” molto spesso italianizzata in “invornito”.”L’invornito è un impacciato, ha il capo grave, affaticato; addormentaticcio, mezzo addormentato o anche stupido, mogio, stordito, sciocco, tonto, tardo. Di una persona anziana (troppo) si dice ormai lè bèla dvènt invurnìd”
Bagnasciuga
Quel tratto di spiaggia appena lambito dalle onde ove il mare bagna la sabbia per poi ritirarsi subito dopo lasciandola asciutta e pronta per un’altra lavata

Brezza
Vento rigido e asciutto; brezza fresca, brezza distesa e di forza disacreta…

Imbrocco
La rete da imbrocco ha la funzione di “incontrare” talmente il pesce (sarde, cefali, sogliole, branzini, canocchie, etc.) da farlo infilare dentro, contrariamente alle altre reti che servono a indirizzarlo o deviarlo o contenerlo.

Cappone
Da Capo , caponis, da cui accaponarsi - venir pelle di cappone, cioè i brividi. ”L’operazione di castrazione del galletto - annota Quondamatteo - che ho visto praticare diverse volte, sempre da una donna, avveniva senza…anestesia. La povera bestiola stretta tra le ginocchia della carnefice, veniva ripulita, sotto il culo, delle penne. Poi una netta sforbiciata ed una mano lesta penetrava all’interno alla ricerca dei due ”fagiolini” che non sempre venivano estratti interamente. Una svelta ricucitura della ferita, con aspersione di cenere per disinfettare e frenare il sangue. Seguiva il taglio della cresta perchè il danno non si aggiungesse alla beffa mentre i “fagiolini” venivano dati da mangiare ai giovinetti per rafforzare la loro virilità.
Castrato
Maschio della pecora privato dei suoi attributi virili e carne che se ne ricava.
Capitone
Anguilla di grosse dimensioni, è un pesce che nasce di limaccio, cioè di mota, e però quando più la pigli, quando più la stringi, più ti sfugge. L’anguilla conta estimatori innamorati e detrattori implacabili e la ragione sta nella sua somiglianza con la comune biscia.
Almadira
“Nel gergo comune sono i rifiuti solidi (legnetti, carbone) o meglio i detriti che il mare getta a riva dopo la mareggiata, dopo averli trattenuti per molto tempo sul fondo delle fosse con altri sedimenti. La parola “almadira” nell’eccezione comune sottende sempre, oggi, il significato di rifiuto; ma non era certamente così per coloro, che la usavano per accendere il fuoco.
Burdel
“Bambino ragazzo, figlio. La parola che fa ridere i non romagnoli per la sua parentela con bordello”
Calare
L’azione del calare e recuperare la rete o le vele. Quondamatteo ci avverte che quando la calata è buona sono chili e chili di buon pesce, ma quando è breve (per il maltempo o per il sopraggiungere della finanza o della Guardia costiera se si pesca in giorni o acque proibite) cambia nome e si chiama baligot.
Calata è anche, forse per identificarlo con la caduta dei pantaloni, sinonimo di atto sessuale: “Ieri sera ho fatto due calate” è di derivazione greca chalan e cioè allentare.
Bonaccia
Può essere bianca, ma non colorata. E’ la calma del mare senza vento; quand’è bianca è assoluta ed era temutissima dai navigatori a vela che dovevano scendere nelle scialuppe e trainare la nave a forza di remi in zone di mare dove si potesse almeno trovare un pò di “bava”

La favola di “Diamantino il Pinguino”,
la mascotte dell’Hotel Diamond

mercoledì, 17 marzo 2010

Eccovi la storia della nostra mascotte Diamantino il Pinguino! Siamo sicuri che i vostri bambini si divertiranno molto se gliela leggerete …

“Una volta nell’antico vicino al Polo Sud, nacque un pinguino molto freddoloso. La mamma non sapeva come fare a riscaldarlo tanto che continuava a coprirlo di coperte, sciarpe, guanti e cappotti, ma egli tremava sempre più con febbri da cavallo. Alla fine la madre decise di portarlo dal Gran Capo dei pinguini a chiedere consiglio, infatti il cucciolo più il tempo passava più le sue condizioni di salute peggioravano e se non si fosse fatto qualcosa sarebbe probabilmente morto.

Il Capo era un pinguino molto vecchio e saggio, aveva ereditato dai suoi antenati poteri magici, soprattutto le sue profezie s’avveravano sempre, tanto che il popolo dei pinguini lo consultava sempre quando si dovevano prendere importanti decisioni. Viveva in una grotta all’interno della quale c’erano dei magnifici vasi di margherite che, non si sa il perchè, continuavano a sbocciare nonostante il freddo polare.

Il Vecchio vedendo quel cucciolo così freddoloso, consigliò alla madre di lasciarlo partire perchè il suo destino l’avrebbe accompagnato in un altro posto, più caldo e adatto a lui, dove il freddo era sconosciuto, in quel luogo c’erano solo 2 stagioni: una tiepida primavera e una calda estate. Il capo prese il cucciolo, gli sussurrò all’orecchio “Buona Fortuna” e congedò la madre.

Quest’ultima ancora più disperata di prima, non conoscendo al significato di quelle parole, chiese consiglio anche a suo marito ed agli altri suoi piccoli, ma tutti le ripetevano che avrebbe dovuto eseguire il consiglio del loro Capo e lei, alla fine così fece. Coprì bene il suo pinguino e lo salutò, dicendogli di avere sempre fede, di comportarsi bene con tutti e di lasciarsi guidare dal suo buon cuore. Con le lacrime agli occhi, il cucciolo si allontanò, camminò per mesi e mesi, valicò le montagne, le Alpi, nuotò senza meta fino al mare Adriatico. Quì esausto, si fermò sulla riva di una città il cui cartello portava scritto: “Riccione”.

Stanco, affamato e per la prima volta, veramente accalorato, decise di cercare un bel giardino dove dormire un pò tranquillo. Girovagò tra i viali della zona sud di Riccione, l’Abissinia, e si fermò in un giardino dove c’erano tanti bei vasi di margherite uguali a quelli che aveva visto solo nella grotta del Gran Capo. Questi fiori gli riportarono alla mente le sue parole e così si addormentò felice. Al suo risveglio vide tre ragazze, che impietositesi dalle sue condizioni, gli offrirono d’apprima una gustosa merenda, poi gli tolsero il grande cappotto di lana ed il suo pesante maglione e gli fecero indossare uno strano cerchio di gomma gonfio d’aria, che loro chiamavano salvagente.

Molto curioso, il pinguino vide che le ragazze avevano le magliette identiche con la scritta Hotel Diamond ed incuriosito, chiese loro spiegazione. Le tre ragazze non risposero, perchè naturalmente non conoscevano la sua lingua, il “Pinguinese”, ma egli , dopo avere osservato per un pò il loro comportamento, capì che si trovava in compagnia di amiche, tre brave animatrici, delle quali si sarebbe potuto fidare. Incominciò così la sua nuova vita: andare al mare con loro, conoscere tanti bimbi, fare castelli di sabbia, giocare a palla o con le bilie, sempre divertendosi da morire. Verso sera le animatrici gli prepararono una stanza tutta per lui, piena di mille conforts, nella quale si trovò molto bene e per la prima volta dopo tanto girovagare, si sentì come se fosse ritornato a casa sua. Arrivato il momento della cena , le tre animatrici gli portarono tante cose buone, tutte specialità romagnole dicevano, alcune dal nome sconosciuto per lui, quali la piadina, altre che gli ricordavano il cibo di casa sua ma con un gusto davvero speciale, come il pesce fresco dell’Adriatico.

E per finire, non si sa come facessero a saperlo, gli portarono tante torte e dolci, di cui era sempre stato goloso. Ma le sorprese non finivano mai: dopo cena infatti, gli insegnarono a ballare la baby dance ed a cantare con il Karaoke dell’Hotel Diamond. Per il nostro pinguino non fu difficile abituarsi al bel clima caldo di Riccione ed alle premurose attenzioni di tutto lo staff dell’hotel, che lo avevano fatto sentire di nuovo “a casa”, dopo che per tanto tempo era rimasto solo soletto.
Quel pinguino vive da allora felice e contento nella sua stanza dell’hotel Diamond, tanto che quasi tutti pensano che sia nato lì e per questo lo chiamano Diamantino.


Ogni sera passa a trovare un suo amico speciale, il Delfino Ulisse al quale dà la buonanotte prima di andare a dormire.
Adesso Diamantino accoglie i nuovi bimbi dell’hotel, li accompagna a giocare e divertirsi.

Anche se i suoi genitori ed i suoi fratellini possono venirlo a trovare solo qualche giorno all’anno, perchè il clima è troppo caldo per loro, non soffre di solitudine, perchè all’hotel Diamond ha trovato tanti compagni di giochi, che rappresentano la “sua nuova famiglia”

Con affetto
Hotel Diamond Riccione

Filastrocche di vento e di mare
per vacanze al mare con i propri bimbi

martedì, 28 luglio 2009

L’orizzonte
Mare e cielo, cielo e mare. Cos’altro da osservare? La scia della nave spumeggiare, uno stanco gabbiano volare, la linea scura dell’orizzonte dietro e di fronte.
Il faro
Sopra l’isola del cormorano sta solitario un vecchio guardiano. La luce del faro controlla con cura perchè la notte sia più sicura. Appena il buio sull’acqua discende in cima al faro il raggio si accende.
La danza del vento
Il vento si agita, è sempre in fermento ed ama giocare con ogni elemento. Nei deserti, sulle dune spinge in cielo sabbie brune. Quando soffia verso i poli solleva pulviscolo di ghiaccioli. Nella bufera e nella tempesta piega gli alberi della foresta. Nella pianura senza confini ruota le pale dei mulini. Se sull’oceano allunga la mano, si scatena l’uragano!
L’onda e la cozza
La povera cozza nella risacca alla roccia tenace si attacca. In mezzo alla schiuma ed al fragore teme le restino poche ore. L’onda si infrange e lei preoccupata alla scogliera rimane ancorata.
Gabbiano e gabbianella
Un gabbiano molto fiero guarda il mare dal veliero. Da dove lo osserva la gabbianella? Dall’albero della caravella.
I profumi del vento
Il vento accarezza campi in fiore: trasporta profumi di ogni colore. Il vento corre dentro il bosco: mi porta aromi che non conosco. Il vento soffia sulla collina: odora di fieno e rosa canina. Il vento gioca con le onde del mare ed il salmastro mi fa respirare.
Le maree
I mari e gli oceani han sempre esitato, in flussi e riflussi dondolato. Tra le coste dei continenti ancora oscillano scontenti, di darsi un pò di tranquillità non hanno proprio capacità.
Segnali nella nebbia
Con questa nebbia molto fitta non vedo nulla nè a manca nè a dritta. Tutto è grigio, bianco e bagnato su questo oceano evaporato. Sento però, molto lontano, un suono lungo, come un richiamo. E’ certamente un’imbarcazione che mi segnala la sua posizione.
Maestrale
Dal Sahara con fervore lo scirocco porta calore.
Da nord-est assiderata spira la bora molto arrabbiata. Spazza il cielo il maestrale, furibondo e un pò glaciale.
Il colore del mare
- Quale colore vorresti usare per dipingere un bel mare?
- Vorrei sapere il colore vero, non importa se bianco o nero.
- Se il colore vuoi vedere, metti l’acqua in un bicchiere.
- Ehi, c’è forse qualche errore?
L’acqua del mare è senza colore.
Il gusto del mare
Poichè nell’acqua c’è sale marino, ci aggiungiamo il rosmarino, altre erbe profumate e persino le patate.
Ci aggiungiamo i vermicelli poi, invece ai fornelli, tutto quanto ben quociamo sopra il fuoco di un vulcano. Uno scorfano, un’orata, una triglia profumata. Questa sera, in fondo al molo, io mi porto il tovagliolo.
A gonfie vele
Su una zattera senza vela isso sull’albero qualche tela. Una bandiera, un tovagliolo e la camicia del mio figliolo.
Se uno spinnaker potessi spiegare, o almeno un fiocco sull’albero alzare, la mia speranza di approdare potrei forse realizzare.
Uragano
Che cosa fa montare la collera del mare? Non i pesci che lo popolano, non le navi che lo navigano. E’ stato il vento, il vento rabbioso che urla al largo e soffia impetuoso.
La perla
Un’ostrica sbadata, una sera assonnata, beata sbadigliò e la sua perla mostrò. Passata qualche ora, l’ostrica si svegliò ma dentro le sue valve la perla non trovò.
Morale:
se sei un’ostrica non sbadigliare o il tuo tesoro potran derubare.

L’abecè (glossario di alcuni termini
e modi di dire tipici del riccionese)

sabato, 11 luglio 2009

Cosa vuol dire? Quante volte, durante un soggiorno sulla nostra spiaggia, un turista si sarà posto questa domanda all’ascolto di una parola insolita o inusitata? E dove trovare la risposta? In un dizionario, in un glossario o ancor meglio domandare al proprio albergatore o bagnino? E se questo non conosce la risposta?
Quì elencheremo alcuni termini spesso dialettali dei quali molti turisti non conoscono il significato
Albana
E’ il vitigno più antico, assieme al trebbiano, di tutta la Romagna. La sua prima descrizione viene fatta da Piero De Crescenzi nel 1233….si chiama albana.
Arzdora
La reggitrice: “colei alla quale sono affidati precisi compiti nel governo della casa”. Il termine come si potrà capire, nom è italianizzabile e l’azdora è sempre stata un personaggio chiave di tutte le civiltà contadine. Era vestita di nero, con un fazzoletto nero in testa e un grembiule (il zinale) pure nero, allacciato alla cintura con due grandi fiocchi che penzolavano sotto il sedere.
Brodetto
Secondo l’Artusi “intingolo di pesce alla marinara, specialità delle coste adriatiche” Se osserviamo che “intingolo” deriva da intingere si capisce come fin dal 1926, anno in cui a Rimini venne attestata la parola brodettus, intingere il pane secco nel sugo del brodetto, o trovarselo (il pane) già intinto sul fondo della scodella. Le variazioni della sua preparazione sono infinite dipendenti dalle tipologie di pesci, dalle stagioni, dalle località; l’Accademia Nazionale del Brodetto ne ha censite quasi duecento, almeno così si dice. Dalle nostre parti il raffinato esclude però ogni sorta di pesce turchino e la canocchia.

Cannello
“Piccila conchiglia a forma cilindrica” “Vive - ci avverte il Quondamatteo - in posizione verticale nella sabbia, ed è velocissimo nel dileguarsi, con il principio del sifone che lo risucchia a discreta profondità. E’ ottimo sulla graticola, avendo prima estratto (facendolo bollire) il “tubo” che lo compone, naturalmente con un poco di pane grattugiato, sale, pepe e prezzemolo.
Canocchia
“Piccolo crostaceo marino commestibile a forma allungata e un pò appiattita con due arti terminanti in una chela spinosa” “Lessata, sgusciata e condita con olio, sale, pepe e prezzemolo fresco, è gustosissima e va giustamente di moda.
Capanno
In spiaggia ci sono i capanni, di legno e amovibili, perpendicolari alla linea della costa, una volta; di cemento e anche paralleli, oggi. E’ chiaro che il nome deriva da “capanna”, a sua volta originato dal latino capère cioè contenere. E infatti contengono di tutto, giocattoli, costumi, asciugamani; mentre il loro utilizzo per spogliarsi o vestirsi è in leggero disuso.
Cappelletti
“Sorta di minestra di paste, che anche si riempie di carne battuta di pollo. Così detti dalla forma. Una volta però si facevano rigorosamente senza carne. I cappelletti dovevano per forza avere fine gloriosa affogando in un buon brodo misto di carne di manzo e di cappone e mai si sarebbe accettato di mangiarli asciutti, magari con un sugo di rgù! Anzi dovevano essere cotti al dente e lasciati riposare un pò nella pentola per “prendere” il brodo e fornire ai commensali una silenziosa delizia.
Cassone o Cascione
E’ una piccola cassa, nel senso di deposito (cassone da biada) quasi cassaforte con la piada, ripiegata su se stessa, che funge da contenitore o da portafoglie l’insalat o le erbe di campagna cotte (le migliori le rosole, la pianta cioè del papavero rosso), distese all’nterno. Il tutto messo sul testo e portato a cottura.
Ciambella
Cibo di farina intriso con uova, zucchero, e burro, ridotto in forme allungate e schiacciate come un lungo filone di pane; questa forma è la più adatta per un paese di mare, visto il significato originario della parola che deriva dal latino cymbula e cioè barchetta. Ottima da imbevere nel vino, specie nell’Albana dolce, e specie se secca.
Cima
Estremità, come dice la parola stessa, di una fune, e, talvolta, per estensione, la fune stessa purchè sottile.
Cocale
Il gabbiano in dialetto (non solo romagnolo) si chiama cuchèl. Il nome è un accrescitivo di “gabbia” anche se è uno dei pochi uccelli, come forse tutti gli acquatici, che non si vede mai in gabbia, mentre invece in una cesta di vimini, a forma appunto di gabbia, ci stava una specie di altro iccello di vedetta e cioè il “gabbiere”.
Colonia
Agli inizi del Novecento sorsero sulle nostre coste, in abbondanza, gli Ospizi marini per accogliere i bambini delle città ammalati di scrofolosi; la loro struttura architettonica era severa, nettamente ospedaliera, ed erano eretti sul mare, ma in zone distanti dai centri abitati. Fu quello il periodo in cui furono iniziati ai bagni di mare anche i bravi borghesi emiliani e lombardi. Nei giornali dell’epoca si parlava di “Colonia dei bagnanti” anche loro isolati dagli indigeni.
Cozze
Mitili, peoci, datteri, muscoli, dòbc in romagnolo: i nomi sono tanti, ognuno (o quasi) per regione bagnata dal mare. I modi di cucinarli: bolliti, impanati e fritti, allo spiedo.
Formaggio Squacquarone
Panzini lo definisce “specie di formaggio molle che fanno i contadini di Romagna l’inverno” Deriva da squacquerare, risata larga, ma aver anche la diarrea, perchè molle, semiliquido, informe. Una volta veniva ceduto nei mercati, presentato su foglie di cavolo. Con la piada ripiegata a mò di cassone è una vera leccornia!
Furiano - Garbino
I due venti predominanti della nostra costa. Il Furiano, umido e fresco, molto veloce (il suo nome deriva da furia) spinge da nord-est, dunque viene dal mare ed è responsabile delle mareggiate più imponenti. Il Furiano porta bel tempo, mentre l’influenza del Garbino sulla metereologia è più complessa.
Il Garbino è un vento caldo, al contrario del libeccio dal quale deriva, ma attraversando gli appennini le masse d’aria prima si innalzano per superare le montagne poi si scaraventano verso terra, sul versante adriatico e, come tutti sanno, il gas compresso si riscalda.
Greco
Vento del Nord-Est per tutto il nord d’italia; il nome (Grecale) ne farebbe derivare l’origine dalla Grecia, appunto, ma per la sola Italia meridionale.
Levante - Ponente
Dove si leva (Est) e dove si pone (Ovest) il sole. Facendo riferimento a Riccione, levante è vers Catolga (verso Cattolica) e ponente è vers Remne (verso Rimini). Queste erano le dizioni normalmente usate per indicare i punti cardinali i quali venivano poi traslati di qualche decina di gradi in quanto “vers Remne” indicava anche il nord, e “vers Catolga” il sud.
Mistrà
Liquore ottenuto dalla macerazione in alcool o acquavite della Pimpinella Anisum. Il nome Mistrà è sicuramentte di origine veneziana e deriva dal nome, Mystràs o Misitra, di una fiorente cittadina medioevale che sovrasta Sparta, conquistata nel 1460 dai turchi e poi nel 1687 dai veneziani che ne importarono così uso e nome. E’ stato il correttivo classico di tutte le miscele di finto caffè, preparato con la cucuma(orzo, miscela vecchina, ghiande) bevute nelle case romagnole. Si diceva che i contadini lo fabbricassero in casa con il finocchio selvatico..
Moscone
Chi non sa che in Adriatico il pattìno si chiama moscone? Secondo Quondamatteo  ” è un’imbarcazione a remi con due galleggianti che consente un mirabile esercizio con tutti i muscoli; a rispettosa distanza dalla spiaggia, serve anche per fare l’amore”.
Fare il “moscone” era attribuito ” ai galanti impromti” : a coloro, cioè, che comportandosi da “mosconi che ronzano”, coniugano la galanteria con l’improntitudine.
Pagadebit
“Vino da pasto di colore paglierino, madiamente alcolico, neutro”. Così Viene descritto nei trattati enologici. “La sua origine non è nota: tale nome sembra possa trovare una giustificazione nella notevole e costante produttività. Nel bertinorese, un tempo, si facevano vigneti misti di “Albana gentile” e “Pagadebit” allo scopo di compensare la mancata produzione dell’  “Albana” nelle annate sfavorevoli; in tali annate serviva a pagare i debiti che, secondo la tradizione si erano dovuti contrarre per le spese colturali del vigneto.
Paiolo
L’insieme delle tavole che coprono la santina e costituiscono il pavimento della stiva. In origine era la paglia battuta e distesa (chi non ricorda il termine “paglione”?)  in quanto il pavimento della stiva era solitamente coperto di paglia.
Passatelli
“Specie di minestra romagnola (intriso di uovo, pane grattato, formaggio, spezie, passato,  cioè compresso, da una lamina forata per cui escono come dei budelli che si cuociono e si restringono nel brodo”. Da non dimenticare che si preparano con l’apposito ferro da passatelli, schiacciando la pasta verso il basso e facendo crescere il passatello pia piano verso il viso della schiacciante e non, orrore!, con lo schiacciapatate, sorta di estrusore domestico che schiaccia verso il basso e fa cader i pseudopassatelli sulla tavola.
Piada
La pièda, schiacciata sottile di pane azimo cotta sul testo: farina e acqua nella versione più povera, simile alla borgutta africana e uguale alla focaccia afgana. E’ il segno distintivo della nostra regiore anche se vi sono notevoli differenze fra quelle preparate a sud del Marecchia e quelle a nord. Non si chieda mai a un riccionese l’apprezzamento sulla piada di Santarcangelo o di Cesenatico (più spessa e meno croccante) e men che mai il contrario: si otterrebbero giudizi se non negativi, dubbiosi, tutti concordi comunque a rigettare le piade confezionate vendute negli Autogrill o nei supermercati delle città. Per apprezzare la piada bisogna vederla cucinare. I gesti teneri e affettuosi: lo slargare la piada magari tirandola con il matterello ai bordi per farle assumere la forma rotonda: quella della luna piena, del sole, delle coffe piatte, le ceste dei pescatori, di cui erano pieni gli occhi dei contadini e dei marinai che la usavano come supporto commestibile per qualsiasi cibo.

Che buone le ricette del Diamond!

lunedì, 29 giugno 2009

Chi vuol mangiare il pesce buono bisogna mangiarlo con la spina e arrangiarsi con le mani e con la bocca, non con la posata e con la forchetta perchè…non si combina niente.
Quadretti con le vongole
Per 4 persone: 1 spigolo d’aglio, qualche stelo di prezzemolo, mezza cipolla, 90 gr di olio = 9 cucchiai da minestra, 1 cucchiaino di conserva di pomodoro, sale q.b.
Per i quadretti: 4 uova intere, 400 gr. di farina.
Lavare ripetutamente le vongole e farle aprire in padella a fuoco vivo. Togliere i molluschi dalla “coccia” e utilizzando un capace tegame, rosolarli in un soffritto di aglio, cipolla, prezzemolo, poi aggiungere la conserva diluita in un pò d’acqua.
Versare nel tegame tanta acqua quanto basta per cuocere la pasta, aggiustare di sale e portare ad ebollizione. la minestra sarà più o meno brodosa a seconda dell’acqua versata.

Strozzapreti
Per 4 persone: kg. 1 di cannelli (da sgusciare), 3 spigoli di aglio, 2 cucchiai di conserva di pomodoro, prezzemolo, 1 cipolla piccola, olio, sale, pepe q.b.
Rosolare aglio e cipolla tritati finemente, poi aggiungere la conserva diluita in un mestolo di acqua, pepare e salare. Lasciare cuocere lentamente per 10 minuti.
A metà cottura versare i cannelli precedentemente aperti, puliti e tritati e lasciare cuocere ancora per circa 30 minuti; al termine aggiungere il prezzemolo tritato.
Cuocere gli strozzapreti, possibilmente fatti a mano, in acqua bollente e condirli con il sugo.

Zuppa con le canocchie
Per 4 persone: kg. 1 di canocchie, 5 spigoli d’aglio, 1 cipolla, 1 cucchiaino di conserva, lt 2 di acqua, gr. 500 di pane raffermo, dl. 1 di olio, sale, pepe, q.b.
In un tegame far soffriggere la cipolla tagliata a fette sottili con olio. Quando è rosolata aggiungere la conserva, le canocchie pulite (tagliare le chele, le zampe e i bordi), l’acqua e cuocere per 40 minuti. Insaporire con pepe e sale abbondanti.
In una zuppiera mettere il pane raffermo tagliato a fette e cospargere con molto aglio crudo finemente tritato. Quando le canocchie sono cotte, capovolgere il tutto sul pane (il sugo deve essere molto abbondante). Mettere la zuppiera al centro del tavolo: ognuno si servirà da solo con il mestolo.

Grande festa all’hotel Diamond…
Elia ha festeggiato il suo compleanno

martedì, 9 giugno 2009

Il piccolo Elia ha festeggiato proprio da noi all’Hotel Diamond il suo primo anno di vita.
Il ristorante Diamantino dove mangiano i nostri piccoli era tutto addobbato a festa per l’occasione e Stella la nostra baby sitter assieme alle animatrici Marzia e Lucia avevano invitato tutti gli altri bambini. Naturalmente Elia assieme ai genitori osservava tutto con grande meraviglia e dopo avere mangiato la pappa si è proceduto come da copione a provare di spegnere l’unica candelina sopra una montagna di panna e cioccolato, questa era la torta che il nostro chef aveva confezionato per il suo compleanno. Naturalmente anche per l’assaggio di tutti i bimbi presenti. La serata è poi andata avanti con le foto di rito ed infine non poteva mancare la baby dance che ha concluso la serata. Buon compleanno Elia!!!